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Per Guglielmo: ricordo di Guglielmo Epifani di Luigi Martini

Per Guglielmo

 

Arrivi a dirigere il sindacato di classe attraverso gli studi, partendo dall’università e dal centro-studi diretto da Amato; già questo ti distingue (solo Bruno Trentin, tra i tuoi predecessori, ha avuto un approccio simile al sindacato). Diventi segretario generale quando i partiti storici del Novecento sono caduti da tempo e la “classe operaia” ha già terminato la sua traiettoria; l’era partita dalla rivoluzione francese e dalle prime rivoluzioni industriali ha completato da vent’anni la sua parabola. Davanti al sindacato s’è aperto un percorso inedito che la segreteria di Cofferati ha percorso navigando tra vecchie certezze di lotte consumate e un paesaggio da esplorare con strumenti ancora da forgiare.

Ci incontriamo in quegli anni, quando sei vice segretario, e vorrei ricordare come mi sei apparso e cosa abbiamo fatto insieme. Mi sei subito sembrato un uomo colto e raffinato, gentile e curioso. Come sai lavoravo attorno alle arti e abbiamo cominciato a frequentarci anche fuori del lavoro, insieme alle nostre mogli. Ne è nata un’amicizia che mi ha permesso di scoprire aspetti della tua natura rabdomante. Gradualmente abbiamo percorso corridoi e stanze della Cgil, compiendo una visita piena di sapori di ricerca per scoprire il patrimonio che nel corso dei decenni il sindacato aveva sedimentato grazie all’incontro ideale tra lavoratori e artisti, tra storia del lavoro e storia dell’arte nell’era dell’industria meccanica e della “classe operaia” e della “classe degli operai agricoli”. Ti proposi di valorizzare questa storia, di scavare e “dissotterrare” un patrimonio prezioso e sconosciuto. Devo a te se questo progetto ha cominciato a camminare; ne parlasti a Sergio che condivise subito l’idea. Inutile ripercorrere le tappe successive, di quelle parlano i libri e i cataloghi, va detto però che cominciò ad ampliarsi la raccolta della Cgil, con nuove donazioni e acquisizioni, compreso quella di una parte della raccolta d’arte del partito comunista.

Così cominciammo ad accompagnarti all’incontro con artisti e alla scoperta dei loro studi, dalla Sicilia al Friuli: Calabria, Guccione, Zigaina e altri ancora. Dopo anni di allontanamento cominciò un nuovo incontro tra Cgil e artisti, non più tra arte e classi operaie, ma tra artisti e l’organizzazione dei lavoratori che dimostrava di amare la sua storia culturale; sono testimone della sorpresa che questa tua personale attenzione all’arte e alla storia destava tra gli artisti.

Nel corso di questi viaggi e incontri ti ho potuto osservare curioso degustatore di vini e di cibi. Come dimenticare, tra le tante occasioni, la visita al pastificio Benedetto Cavalieri e la coltissima cena di “Caccia a tavola”, voluta da Arci Caccia per i suoi trent’anni di vita, e alla quale tu e Sergio, con le vostre mogli, partecipaste come ospiti d’onore, e della quale ancora oggi mi ha parlato Osvaldo Veneziano, chiedendo che scrivessi questa memoria.

Quando giunse il tuo appuntamento con la segreteria generale della Cgil già avevi favorito la riscoperta e la valorizzazione delle radici piantate da Di Vittorio nel corpo storico della Cgil per l’alfabetizzazione e la crescita culturale dei lavoratori. Il passaggio di testimone tra Sergio e te desiderammo avvenisse anche a cena con un nucleo significativo di artisti, ognuno dei quali volle donarvi un’opera nel formato quadrato del simbolo moderno dalle Cgil, come riconoscimento per la riscoperta che avevate fatto del legame tra arte e mondo del lavoro.

Ora vedo che tutti parlano di te come primo segretario socialista della Cgil, dimenticando che negli anni duemila di comunisti e socialisti si poteva parlare solo al passato, mentre caratterizzavi con animo gentile e colto il sindacato – che ci tenevi a non declinare come “tuo” per rispetto della sua natura collettiva –, in quei tempi incerti di transizione della storia che stiamo ancora vivendo. Ancora una volta potesti rafforzare la tua direzione del sindacato verso una rivisitazione dei suoi cento anni, con un programma di iniziative straordinario, insieme a Giuseppe Casadio.

Abbiamo collaborato, in un percorso ininterrotto, tra arte e storia, fino alla mostra multimediale e interattiva, intitolata: “Rossa. Immagine e comunicazione del lavoro 1848-2006”, premiata dall’Adi con il premio “Compasso d’oro”, che ora è custodito in Cgil.

Mi piace salutarti così; senza di te il sindacato mai avrebbe raggiunto un riconoscimento culturale così alto dall’istituzione più importante che guarda oltre il design, per proiettarsi verso il futuro delle tecnologie che hanno dato vita alla nuova era della storia.

 

Roma 7 giugno 2021

Luigi Martini

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