La memoria storica della città conserva numerose testimonianze di chi ha vissuto e conosciuto la palude. Figure come i Trimigno, noti come i “Sardoni”, o il capovalle Giovanni D’Ambrosio, detto “Bacchettino”, sono ancora ricordate dai loro familiari e da quanti possono testimoniare, attraverso documenti e ricordi diretti, quale fosse la reale situazione di questo territorio.
A offrire un’importante testimonianza è anche il naturalista G. Gramignani, autore del volume Tra cime, boschi e paludi. Nel descrivere la quarta vasca e i chiari d’acqua di Siponto, Gramignani racconta un ambiente ricco di biodiversità, parlando di una «natura intatta e selvaggia, dove tutto era bellezza e divina armonia». Le sue pagine descrivono specchi d’acqua «fioriti di candide ninfee, tra cortine di eleganti tife palustri», animati «da un coro di strida e di lamentose proteste dei porciglioni», dal «muggito cupo dei tarabusi», dai richiami di «chiurli e pivieri» e dalla presenza dei falchi di palude. Lo stesso autore documenta la presenza di «centinaia e centinaia» di uccelli e i rapporti di collaborazione con l’Osservatorio Ornitologico di Ancona. Si tratta di elementi documentali che contribuiscono a ricostruire la storia di quel territorio.
Anche la convinzione secondo cui la presenza di nuove specie sarebbe esclusivamente il risultato dei moderni progetti di tutela merita una riflessione più ampia. I processi naturali, l’evoluzione degli habitat e i cambiamenti climatici incidono profondamente sulla distribuzione della fauna selvatica. Basti pensare all’espansione del cinghiale nelle pianure, alla diffusione del colombaccio, oggi molto più numeroso rispetto al passato, al ritorno del lupo in aree dove era assente o alla presenza di colonie di pappagalli in numerose città italiane. Si tratta di fenomeni ampiamente riconducibili ai naturali processi evolutivi e di adattamento delle specie.
Come rappresentante del mondo venatorio, ritengo inaccettabili gli insulti e le generalizzazioni che troppo spesso accompagnano il dibattito pubblico, fino ad arrivare ad affermazioni come “i cacciatori sono assassini”, che travalicano il legittimo diritto di critica e offendono migliaia di persone che esercitano un’attività consentita dalla legge nel rispetto di norme particolarmente rigorose.
Colpisce inoltre come parte dell’attenzione si concentri esclusivamente sul cacciatore italiano, mentre ben minore rilievo venga riservato a fenomeni di bracconaggio e abbattimenti indiscriminati che si verificano in altri Paesi e che sono spesso documentati anche attraverso immagini e video diffusi sui social. Questa diversa sensibilità suscita più di una riflessione.
È opportuno ricordare che l’attività venatoria è pienamente legittima, rigorosamente disciplinata dalla normativa italiana ed europea e inserita nel quadro delle leggi dello Stato. Al tempo stesso, appare evidente una contraddizione quando si condanna in modo assoluto il prelievo venatorio sostenibile senza considerare che gran parte dell’alimentazione degli animali domestici deriva anche da sottoprodotti della macellazione.
Ritengo che il confronto su questi temi debba abbandonare contrapposizioni ideologiche e concentrarsi sui fatti. La tutela della palude richiede rispetto della sua storia, competenze, manutenzione costante e una presenza attiva sul territorio. Solo attraverso un confronto fondato sui dati e sulla conoscenza diretta sarà possibile affrontare seriamente il futuro di un patrimonio naturale tanto importante.
Distinti saluti.
Luigi Le Noci
Presidente Arci Caccia Manfredonia
Vice Presidente Provinciale Arci Caccia Foggia
Consigliere Regionale Arci Caccia Puglia

