Sicilia: Sentenza TAR sul Calendario Venatorio 2026/2027 – Analisi del provvedimento e prossimi scenari
A differenza della precedente fase cautelare provvisoria, gli effetti della sentenza di merito pronunciata oggi dal TAR Sicilia sono immediati e incidono direttamente sulla stagione in corso.
I punti chiave della sentenza:
• Annullamento integrale del Calendario Venatorio 2026/2027: Il provvedimento determina, nei fatti, e nelle intenzioni dei giudici, lo stop all’attività venatoria sul territorio regionale per la corrente stagione.
• Ruolo del Calendario Regionale: Il TAR ha chiarito che la legge speciale della Regione Siciliana individua nel Calendario Venatorio uno strumento abilitante e necessario. In sua assenza, l’attività nell’Isola non può ritenersi “legittimata direttamente” dalla legge quadro statale (157/92).
• Illegittimità per obsolescenza del Piano Regionale Faunistico-Venatorio: I giudici hanno ritenuto fondato il primo motivo di ricorso. Il Piano Regionale Faunistico-Venatorio (PRFV) risale infatti al 2013 e, nonostante l’obbligo di revisione o conferma quinquennale, non è mai stato aggiornato da ben 13 anni. Di conseguenza, l’intero Calendario Venatorio poggia su un difetto assoluto di istruttoria scientifica circa la reale consistenza della fauna.
• Assorbimento dei motivi secondari: Poiché l’assenza di un piano valido inficia l’intero provvedimento alla radice, il Collegio ha ritenuto superfluo analizzare le singole censure relative alle preaperture o ai divieti di prelievo per specie specifiche (quali tortora, allodola o colombaccio).
Rigetto delle eccezioni e condanna alle spese
• Persistenza dell’interesse al ricorso: È stata respinta la tesi della Regione secondo cui il decreto correttivo sul carniere dell’allodola avesse estinto l’oggetto del contendere, confermando che l’azione delle associazioni mirava a una moratoria totale della specie.
• Legittimazione attiva della LEAL: I giudici hanno confermato la piena legittimità dell’azione legale intrapresa dall’associazione.
• Condanna alle spese di lite: L’Assessorato regionale all’Agricoltura e le associazioni venatorie controinteressate sono stati condannati in solido al pagamento di 4.000 euro in favore delle sigle ambientaliste ricorrenti.
Le possibili contromosse dell’Assessorato all’Agricoltura
Per superare il blocco e sbloccare la situazione, l’Amministrazione regionale ha a disposizione tre distinte strategie amministrative e legali:
1. Ricorso d’urgenza al CGA: Impugnazione immediata della sentenza dinanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa per richiedere un decreto presidenziale di sospensione, puntando a riprendere l’attività in tempi brevi, quantomeno per le specie non a rischio.
2. Emanazione di un “Calendario-Bis”: Predisposizione di un nuovo decreto assessoriale che recepisca le indicazioni dell’ISPRA, superando così i rilievi sollevati dal TAR per rimettere i cacciatori sul campo in piena legittimità.
3. Sanatoria tecnica del Piano Faunistico: Approvazione di una delibera di Giunta per confermare la proroga o l’attualità del vecchio piano territoriale del 2013 (il cui rinnovo è rimasto bloccato anche a causa della mancata redazione da parte di ISPRA, a cui era stato affidato l’incarico), sanando così il difetto formale censurato dai giudici.
In attesa di ulteriori sviluppi, che saranno tempestivamente comunicati, invito tutti a mantenere la massima calma.
Il Presidente Regionale Leopoldo Vernagallo

