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Convegno “Trent’anni della legge per la tutela della fauna selvatica ed il prelievo venatorio”: la relazione di Sirio Bussolotti parte 2°

Continua la pubblicazione degli estratti della relazione iniziale al Convegno sulla 157/92 di Firenze, del Vice Presidente Nazionale Sirio Bussolotti:

La gestione fallisce quando manca la politica venatoria
Guardando in casa venatoria, mai era giunta così in basso la capacità di rappresentanza dell’associazionismo venatorio nazionale, a partire dalla più numerosa e antica Associazione, la FIdC e i suoi partners.
La condizione di subalternità di una Associazione, i cui vertici sono illusi di assolvere al ruolo del Conte Ugolino, si riduce a rimettersi alla complicità di altri soggetti industriali per intrattenere rapporti con le altre associazioni, ai fini di salvaguardare errori strategici, di cui vogliono nascondere la loro responsabilità dai Key concepts, all’entrare nei Ministeri dalla porta di servizio.
La FIdC e le altre Associazioni non si rendono conto che, con il loro atteggiamento, sabotano ogni atto che promuova l’unità di contenuti ed organizzativa dei cacciatori.
Lontani dai cacciatori che chiedono unità, distanti dal volontariato i vertici FIdC e delle altre Associazioni sacrificano l’interesse generale e comune sperando di “sfuggire” all’esito finale di un’«agonia» della caccia nella Società italiana riconducibile ad un quadro internazionale che fingono di ignorare.
I più importanti strumenti di governo e gestione faunistico-venatoria – gli Ambiti territoriali di caccia e i Comprensori Alpini – dovrebbero pianificare la loro attività anche in relazione agli altri “responsabili del territorio”, aree protette e istituti privati, e viceversa. Ma non è così.
Purtroppo, delle finalità affidata loro dalla legge: ripristini ambientali, riproduzione naturale “in loco”, filiera corta, solo qualche traccia è presente in alcuni ATC. Più attenta alla conoscenza, ai censimenti è la gestione dei CA per la fauna alpina.
Tanti equivoci, l’uso strumentale ai fini del tesseramento, tanti “appalti” per la selvaggina nata in gabbia, hanno caratterizzato la “federgestione” a danno dei rapporti con il mondo agricolo, sfuggendo completamente al tema vero e prioritario relativo alla gestione, al governo del territorio e all’uso delle risorse, per queste finalità già in parte formalizzato nella legge.
La responsabilità ricade anche sulle Associazioni Ambientaliste Riconosciute dal Ministero della Transizione Ecologica che hanno “coperto” la cattiva gestione sfuggendo dalla loro responsabilità e permettendo la presenza negli ATC di Associazioni di comodo come Ekoclub/FIdC e “accordicchi do ut des”.
Il quadro nazionale è “aggravato” dalla troppa regionalizzazione interpretativa della “natura giuridica”, in particolare per gli ATC.
In attesa che il futuro Parlamento trovi spazi e tempo per trarre informazioni utili dalla Relazione del Ministero e maturi proposte di legge efficaci, superando ideologia e pubblicità, sarebbe utile che le Regioni si ritrovino per grandi aree per armonizzare le normative.
Non parliamo guardando solo alla burocrazia, anche se snellirla e renderla omogenea non sarebbe male, ma di “confini faunistici venatori” che non sono certo muri e recinzioni. In particolare, se aggiorniamo la riflessione su specie che arrecano danni alle colture agricole e alla sicurezza di donne e uomini.

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