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Campania: è arrivata la resa dei conti sul Calendario Venatorio

REDDE RATIONEM
Si è giunti, infine, alla resa dei conti, al redde rationem, in merito all’adozione del calendario venatorio, caratterizzato da un iter che definire tormentato è poco, soprattutto a causa di decisioni ondivaghe e, purtroppo, lontane da quei dati, tecnici, scientifici e giuridici, che pure le scriventi Associazioni si erano premunite di fornire alla Regione Campania. Non va sottaciuto, e tanto va ribadito con forza, che la corposa produzione documentale, sin dalla prima seduta del CTFVR, era nella disponibilità della Regione Campania, che avrebbe potuto farne buon uso e, pertanto, trasmettere all’ISPRA, ai fini dell’acquisizione del previsto parere, un calendario venatorio che ricomprendesse pure la preapertura.
Ma, con ogni evidenza, purtroppo, così non è stato!
Traspare, in maniera evidente, che le determinazioni assunte dalla Giunta Regionale della Campania, e per essa dal competente Assessorato, con riferimento alla mancata previsione della cd. “preapertura”, ovvero della possibilità di anticipare il prelievo ad alcune specie a far data dall’1° settembre, prevista dall’art. 19, comma 2, L. 157/1992, costituisce una graziosa concessione al mondo animalista.
Desta non poca preoccupazione tale inopinata, quanto divisiva, scelta; a fronte delle reiterate e legittime argomentazioni sostenute dalle Associazioni venatorie ed agricole, confortate, si è detto, da incontrovertibili dati, tecnici, scientifici e giuridici, si è preferito, ricorrendo a discettazioni di pura e chiara matrice ideologica, privilegiare coloro che, a prescindere da tutto e da tutti, sono contrari all’attività venatoria.
Si comprende come l’infelice scelta operata dalla Regione Campania (che non è la prima e, si teme, non sarà nemmeno l’ultima!!!), defraudando i cacciatori campani di alcune giornate di caccia, di fatto, elimina dalle specie cacciabili la tortora, specie migratoria che, notoriamente, abbandona i lidi italici nei primissimi giorni di settembre.
Ma l’Assessorato, imperterrito, va oltre; la sua, improvvida, scelta, oltre che quelle provenienti dalle associazioni venatorie, ha disatteso le richieste provenienti dal mondo agricolo laddove, da più parti, veniva palesata l’esigenza di contenere le specie cd. opportuniste, anzi problematiche, per non urtare la sensibilità degli animalisti radical chic, cosi cari alla politica.
Non possiamo non dare atto alla Regione Campania che, almeno sotto un punto vista (uno solo!), è stata coerente: la sua politica venatoria ha scontentato tutti, ma proprio tutti: i cacciatori, ma anche gli agricoltori che, per il futile compiacimento dell’animalismo più cieco, vedranno, così, vanificato il loro duro lavoro.
Né l’assoluta irricevibilità della posizione assunta dall’Assessorato può, in qualche modo, essere mitigata dalla circostanza che, finalmente, il calendario venatoria reintroduce, in parte, il concetto di apertura generale alla terza domenica di settembre, laddove consente il prelievo di 17 specie di fauna migratoria, rispetto alle 3/4 consentite negli ultimi anni (sic!), o prolunga il periodo della specie “quaglia” fino al 29 novembre. Si ribadisce, con forza, che quanto previsto dalla Regione Campania, oltre che alla L. 157/92, risulta essere conforme a quella serie di dati, tecnici, scientifici e giuridici, da tempo, forniti alla politica e da questa, inopinatamente, ignorati. Pertanto, con ogni evidenza, l’attuale calendario venatorio elimina odiose distonie che, negli anni, avevano caratterizzato la politica venatoria campana, tutt’ora sussistenti per talune specie (ex multis, beccaccino e frullino) laddove, in maniera incomprensibile e tautologica, viene anticipato il termine ultimo di prelievo rispetto alla data del 31 gennaio, prevista dalla L. 157/92.
Ebbene, innegabilmente, l’unica cura dell’Assessorato era quello di assecondare, ricevendone, così, il pubblico plauso, per non aver consentito la cd. preapertura, i desiderata di uno sparuto gruppo di “amici” appartenenti al mondo animalista, eletti con percentuali di voto irrisorie (pochi decimali!).
Con ogni evidenza, la politica non ha voluto e/o saputo valorizzare il serrato confronto dialettico che ha caratterizzato gli ultimi mesi, laddove, anche alla presenza dei competenti Uffici Regionali, adducendo inoppugnabili dati scientifici e chiarissime argomentazioni tecnico-giuridiche, si è avuto modo di confutare e sconfessare tutte le motivazioni “asseritamente” ostative alla concessione della caccia in periodo di pre-apertura.
All’unisono, le scriventi AA.VV. ribadiscono la più ampia disponibilità a calendarizzare incontri periodici finalizzati alla loro partecipazione e coinvolgimento, anche in termini di consulenza, nei processi decisionali riguardanti l’attività venatoria, stante l’assoluta inadeguatezza, dei competenti Uffici della Regione Campania basta da ultimo evidenziare le evidenti e palesi contraddizioni inserite nella delibera di approvazione del calendario dove da un lato si autorizza la caccia alla specie colombaccio dalla terza domenica di settembre 2021 al 31 gennaio 2022 e dall’altro se ne autorizza il prelievo solo da appostamento fisso e con carniere giornaliero massimo di cinque capi dal primo gennaio 2022 al 10 febbraio 2022 o l’inspiegabile divieto di addestramento cani dal 01 settembre al 15 settembre 2021!!.
Si chiede, con forza, che le future decisioni in materia siano improntate ad una maggiore sensibilità ed apertura alle esigenze del mondo venatorio, poiché quelle attuali, caratterizzate da un chiaro stampo politico-burocratico, appaiono non condivisibili ed irricevibili
Intanto, redde rationem, la Regione vieta la preapertura ai cacciatori campani.

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