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Sul problema del De Minimis si può ragionare: parla il Vice Ministro Morando

Il problema del cosiddetto regime De Minimis, non consente un puntuale risarcimento dei danni provocati dalla fauna selvatica in agricoltura. Sul tema abbiamo chiesto l’opinione del Vice Ministro dell’economia Enrico Morando:

Nel nostro paese, secondo la Commissione Europea, il risarcimento dei danni da fauna selvatica, se effettuato con fondi pubblici, non deve superare il cosiddetto de minimis, una soglia di contributo massimo, il superamento della quale fa scattare un’infrazione configurando un aiuto di stato.

Questa tesi ha un fondamento per i paesi in cui la proprietà della selvaggina è del proprietario del fondo agricolo, in quanto esso detiene la proprietà della selvaggina che si trova a transitare sul suo terreno, oltre al diritto di caccia della stessa. Per questo la selvaggina costituisce una fonte di reddito, rientrando a volte a pieno titolo tra le attività svolte dalle aziende agricole. In quel caso, l’erogazione di un contributo per il risarcimento dei danni provocati “da un’attività aziendale” darebbe un’indebito vantaggio e non dovrebbe superare il limite imposto dal deminimis. In Italia tutto questo non c’è, la selvaggina è di proprietà dello stato, ed è a questo che appartiene il diritto di caccia. Per questo gli agricoltori italiani subiscono la presenza della selvaggina sul proprio territorio, senza trarne alcun giovamento. Quindi, secondo la mia interpretazione, l’uso di fondi pubblici, in questo caso non può essere inteso come aiuto di stato all’agricoltura. Per questo, governo, regioni e Associazioni Agricole, dovrebbero muoversi al più presto in sede comunitaria per ottenere una deroga alla normativa. Solo ottenendo un cambiamento del regolamento potremmo intervenire in aiuto di agricoltori e ATC.

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