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Sicilia: il Consiglio di Giustizia Amministrativa sospende il Calendario Venatorio

Dopo aver letto l’ordinanza di sospensione del Calendario 00838_2023 REG.RIC_ il Presidente Regionale di Arci Caccia Sicilia Leopoldo Vernagallo ha diffuso tra gli iscritti questa puntuale analisi della situazione: il CGA ha sospeso il Calendario Venatorio accogliendo, anche se limitatamente ai punti (a) e (c), uno dei due appelli cautelari presentati dagli Ambientalisti, e ordina all’Assessore competente di pronunciarsi in merito con un nuovo decreto.
Nello specifico i punti contestati sono i seguenti:
a) l’esercizio dell’attività venatoria nella Regione Siciliana nonostante il deliberato “stato di crisi e di emergenza” dichiarato in ragione dell’eccezionale situazione meteoclimatica, ambientale ed ecologica verificatasi nel periodo estivo;
c) l’apertura generale della stagione venatoria a far data dal 17 settembre anziché dal 1° ottobre 2023;
Per quanto concerne il primo punto, il CGA ribalta, a mio avviso, a torto le varie determinazioni pronunciate dal TAR di Palermo, con le quali il Collegio Giudicante, con lungimiranza, per quanto riguarda gli incendi verificatesi nel periodo estivo, aveva ritenuto il C.V. conforme alle prescrizioni di legge che già vietano di praticare la caccia nelle aree percorse dagli stessi. Mentre, per quanto riguarda le avverse condizioni climatiche di inizio estate, visti gli esiti del censimento al coniglio selvatico svolto a seguire nel periodo luglio/agosto, aveva giustamente ritenuto che le stesse non avessero pregiudicato più di tanto la condizione della piccola selvaggina.
In ogni caso, in attesa che l’Assessore si pronunci in merito all’odierna Ordinanza, a prescindere dal fatto che essa possa essere immediatamente esecutiva o meno (non sappiamo, infatti, se sia già stata notificata all’assessorato), consigliamo a tutti gli amici cacciatori di attenersi a tale disposizione ed evitare di andare a caccia in questi giorni, perché nel caso si venisse verbalizzati a caccia chiusa, non sarebbe sufficiente ricorrere civilmente ma l’infrazione sarebbe di natura penale.

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