di Massimo Cherubini

E’ un grido d’allarme quello che agricoltori e cacciatori rivolgono alla Regione: “Se non si riapre rapidamente la caccia di selezione sarà un disastro annunciato per tutte le imprese agricole”. Da Confagricoltura, sia regionale che provinciale, a Roberto Vivarelli, coordinatore degli Ambiti territoriali di caccia della Toscana, la richiesta che viene rivolta al presidente della Regione Eugenio Giani e all’assessore Stefania Saccardi è univoca: “Oltre alla perdita di giornate di caccia, in tutte le forme di attività venatoria, rileviamo, con preoccupazione, l’allontanarsi dell’obiettivo di realizzare – sottolinea Vivarelli – i piani di prelievo delle varie specie di ungulati, cinghiale in primis. Se dovesse persistere la permanenza della nostra regione in ’zona rossa’ temiamo – dice ancora il responsabile degli Atc – un lievitare di danni da parte di cinghiali e altri ungulati alle nostre colture di grande pregio come cereali e comparto vitivinicolo”.

Nel territorio della nostra provincia ogni anno vengono abbattuti, proprio a salvaguardia delle colture, 17mila cinghiali, 8mila caprioli, mille daini e 450 cervi. I problemi legati alla pandemia sono tanti, molteplici. “Ce ne rendiamo conto – scrive ancora Vivarelli – vogliamo solo far presente quello che potrebbe succedere in termini di danni all’agricoltura se perdurasse lo stop alle attività venatorie”.

“Riaprire subito la caccia di selezione, altrimenti – è l’appello di Confragricoltura Toscana – sarà un disastro annunciato per tutte le imprese agricole. Questo periodo – afferma il presidente Marco Neri – è fondamentale non tanto per evitare danni alle colture, quanto per prevenire un’eccessiva riproduzione degli animali. Rischiamo che fra qualche mese il fenomeno non sia più gestibile, con danni incalcolabili per le attività”.

Un quadro preoccupante che ha indotto a chiedere che la Regione “si faccia portavoce di questa urgenza. Non possiamo rischiare – tuomna Confagricoltura – che ai danni della pandemia si aggiungano nei prossimi messi anche quelli alle colture”.

Non da meno la nota dell’Unione provinciale agricoltori che ha rappresentato tutte le peculiarità dello stato di crisi all’assessore Stefania Saccardi, competente in materia: “Le lavorazioni di semina sono già oggetto di azione di danneggiamento – si segnala –. La continuità dell’attività venatoria garantisce anche il giusto riscontro nei numeri finali. Un numero ridotto di ungulati significa anche e soprattutto avere la concreta possibilità di ottenere accettabili raccolti e quindi l’occasione di mantenere in bonis le economie delle aziende agricole e i posti di lavoro”.