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Livorno: L’Arci Caccia non ci sta

Questa potrebbe essere la sintesi del nostro pensiero su quanto sta accadendo sull’isola di Pianosa in questi giorni.

L’isola, posta nel Parco dell’Arcipelago Toscano si sta predisponendo a ricevere a breve, gruppi di “esperti cacciatori”, formati a pagamento dall’ente parco, e abilitati all’abbattimento, per la loro eradicazione, dei fagiani e delle pernici presenti in buon numero da più di cento anni.

Come mai una associazione venatoria ha da ridire su questa operazione, organizzata nei minimi particolari dall’ Ente Parco? Non siamo forse cacciatori, interessati a sparare sempre e comunque?

Noi no… Forse altri… Per l’Arci Caccia così non può andare e cerco di sintetizzare il perché per punti:

  1. Questa operazione necessitava almeno di un confronto per verificare altre soluzioni tecniche percorribili per raggiungere lo scopo prefissato dall’ Ente Parco
  2. Sul territorio provinciale, le ATC e i cacciatori stanno cercando, sempre con più difficoltà, di immettere animali di cattura, che risultano sempre più difficili da reperire, costringendoli a reperire i capi necessari ormai da anni presso allevamenti specializzati, che forniscono con costi alti, animali che poco hanno a che fare con l’ambiente naturale, con una alimentazione autonoma e con la capacità di difendersi dai predatori.
  3. La cattura, per il ripopolamento, per noi è la prima soluzione da previlegiare
  4. Se il “Progetto” futuro, per la reimmissione di soggetti in purezza, non prevede nessun sbocco per la ricollocazione dei nuovi nati tra qualche anno ci troveremo nuovamente ad abbattere gli animali

5.Questa operazione sta passando inosservata all’opinione pubblica e anche gli ambientalisti più integralisti stanno zitti come topi, salvo urlare allo scandalo, quando si continuano a fare abbattimenti agli ungulati per tutto l’arco dell’anno per salvaguardare, giustamente, le produzioni agricole.

  1. Basta con corsi a pagamento per gli “abbattimenti selettivi”. Tutti i cacciatori hanno sostenuto un esame per l’abilitazione all’esercizio venatorio, un esame con prova scritta, riconoscimento delle specie, e orali per legislazione ed altro…dovrebbe bastare!

Non basta?  Allora inseriamo quelle materie nei programmi degli esami. I corsi sono solo uno stillicidio di denaro a cui tutti non riescono a rispondere e allora subdolamente si apre il fronte “di una privatizzazione” legata al reddito. Chi più ha, più può permettersi di girare tutta la Toscana, pagando tutte le ATC, e poi, con i “corsi” cacciare tutto l’anno, il cinghiale, il daino, il cervo, e se vuole anche la volpe, i corvidi, i piccioni e ora, finalmente, anche fagiani e pernici. Chi non può si contenti del normale calendario venatorio e stia buono a casa!

 

Queste, sinteticamente, sono le motivazioni con cui la Federazione Provinciale di Livorno dell’ARCI CACCIA ha ritenuto opportuno chiedere ai suoi soci, anche se hanno partecipato ai corsi a pagamento organizzati dall’Ente Parco, di soprassedere e non partecipare agli abbattimenti, convinti da sempre che la gestione del territorio passa anche da momenti di confronto, collaborazione e approfondimento con tutti i soggetti che il territorio lo vivono, lo lavorano e lo godono. L’Ente Parco dell’Arcipelago Toscano ha dimenticato questi passaggi!

Se poi ci sono stati, e qualche soggetto ha omesso di farne comunicazione, diventa un problema ancora più grave, da redimere in altri contesti.

Per questo, l’ARCI CACCIA DELLA FEDERAZIONE DI LIVORNO NON CI STA’!

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