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Il libro Ipotesi di Cacciatore di Ponci Gregorio, recentemente pubblicato, é il primo romanzo psicologico italiano sulla caccia

Il libro racconta le avventure controverse e scandalose del suo inquieto protagonista, un cacciatore originario di Cilavegna, nella Lomellina, delineando in modo divertente e interessante la sua personalità e i suoi rapporti con la famiglia, l’ambiente di lavoro, la società e naturalmente il mondo venatorio.

Capace di offrire spunti di riflessione e dibattito, risulta di scorrevole e piacevole lettura, pur essendo costruito su base narrativa psicologica, sia per l’appassionato che per chi non conosce l’ambiente di caccia.

Il titolo richiama il saggio di divulgazione scientifica del paleo antropologo Robert Ardrey “The Hunting Hypothesis: A Personal Conclusion Concerning the Evolutionary Nature of Man” del 1976, pur non contenendone espressamente le tesi per le quali la sopravvivenza stessa del genere umano sarebbe passata anche attraverso l’assimilazione di comportamenti predatori delle specie carnivore, potrebbe suggerire un percorso evoluzionistico valutabile sia nel passato che in vista di un probabile futuro.

Episodi trasgressivi e piccanti animano un racconto brillante, ben scritto e credibile anche nei suoi paradossi e follie del quotidiano. Si possono notare repentini cambi di scena e di lessico, il ricorso all’umorismo e alla metafora nascosta, il tutto per indurre un climax idoneo alla formazione di valutazioni e giudizi quanto più diversificati intorno al tema principale, senza voler necessariamente imporre conclusioni obbligate sulla scia del cosiddetto e qui già citato mondo V.U.C.A.”, un acronimo statunitense di Volatile, Incerto (Uncertain), Complesso e Ambiguo.

Non sarebbe nemmeno esclusa la proposizione dell’analisi del comune diffusissimo disagio psicologico sociale assai sottovalutato ed evidenziato dal richiamo specifico: “La maggior parte della gente è pazza senza darlo a vedere”; da leggersi forse come una rinuncia o incapacità istituzionale ad un benessere psicologico integrale fruibile dall’intera popolazione, indotta invece ad accettare nel quotidiano le conseguenze di nevrosi, ossessione, ansia, depressione e dissociazioni abituali.

Emergerebbero così più spunti critici mirati, connessi alla tematica venatoria, senza ciò nonostante voler precludere alcuna soluzione alternativa né emozionale né razionale.

Persino gli aspetti di superstizione, talvolta presenti anche nel cacciatore esperto, sarebbero affrontati con eccentricità nel racconto di improbabilissime sfortune attribuite non a caso ad un aspetto nascosto ed intimo, dando origine ad una sorta di fiorito burlesque.

Da un’attenta lettura, spinta sino alla breve biografia in appendice di Sant’ Uberto di Liegi, attuale patrono dei cacciatori, andrebbe poi considerata anche l’ipotesi di riproposizione storica, liberamente interpretata, delle leggendarie vicende di quest’ultimo il quale, dopo una vita secolare di sregolatezze, proprio durante una mondana battuta di caccia, avrebbe provato una vivida esperienza sfociata poi nella sua vocazione. Tutto ciò già preannunciato dall’episodio attribuito a San Corrado, lui stesso invocato analogamente per una buona caccia e l’esperienza di visitazione monastica unitamente alla proposizione dell’analisi della sfera onirica tanto cara alla psicologia dell’inconscio.

Proprio in tale ottica prospettica sarebbe collocato lo sviluppo progressivo della natura primordiale della caccia così come comunemente inteso, ovvero dalla sua principale funzione di sopravvivenza fisica, trasformatasi poi in necessità psicologica, sino ad un’ulteriore sublimazione spirituale.

La narrazione in ultimo pare prefissarsi di rendere invisibili le costruzioni artificiali attraverso la semplice suggestione del racconto proposto così com’è da leggersi tutto d’un fiato, anche irto di tematiche anche scomode.

Rimanendo questa guida stessa soltanto un’altra ipotesi.

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