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Dal Ministero dell’Ambiente tante chiacchiere per poi chiedere la chiusura della caccia alla tortora

E’ pervenuta, presso i nostri uffici, la notizia di una circolare del Ministero dell’Ambiente che getta molte ombre sul futuro della caccia alla tortora. Questa specie, che nidifica  nel nostro paese, verserebbe in stato di difficoltà nell’Europa Occidentale, Francia, Spagna e Portogallo, per questo sarà oggetto di un Piano di Conservazione a livello Europeo. Fin qui niente da dire, apprezziamo anzi l’ammissione del Ministero, che dichiara stabili le popolazioni “italiane” e riconosce che il prelievo su questa specie, nel nostro paese  avviene soprattutto sui giovani, quindi in linea con le indicazioni della comunità scientifica. A dirlo è lo stesso ministero, come si legge testualmente nella circolare:  “Dalla verifica risulta che in Italia la specie è stabile da un punto di vista demografico (dati Progetto Mito2000 – monitoraggio italiano per il Farmland Bird Index) e che l’attività venatoria incide prevalentemente su individui nati in questo Paese (Marx et al. 2016), l’Italia è interessata solo marginalmente dalla rotta migratoria occidentale dove in base al piano d’azione europeo si osserva il più marcato calodemografico della specie. Inoltre, la fenologia della tortora indica che la specie non sverna in Italia e la migrazione post-riproduttiva si esaurisce sostanzialmente entro la terza decade di settembre, ne consegue che il prelievo venatorio si concentra nella prima metà di settembre”. Un quadro complessivamente rassicurante che, in considerazione del fatto che questa forma di caccia si svolge per pochissimi giorni all’anno, e che sono già in atto misure di contingentamento del carniere faceva ben sperare. Sennonché, poche righe più sotto, dopo un testo improntato su toni decisamente diversi, leggiamo: “Alla luce di quanto sopra esposto, in attesa di una rapida adozione del piano di gestione nazionale, si richiamano Codeste Regioni ad una rigorosa attuazione delle più idonee misure di gestione per quanto riguarda in particolare l’attività venatoria sulla Tortora selvatica (Streptopelia turtur), evitando di autorizzare la preapertura della caccia della specie“. Un comportamento ai limiti della schizofrenia, che adducendo la mancanza di un piano d’azione nazionale, dopo aver riconosciuto l’assenza di problemi nella nostra penisola, trova la soluzione più semplice ed immediata, quella a discapito dei cacciatori.  Se il Piano deve essere fatto ci si attivi per farlo, se intanto, per rispondere alle richieste dell’Europa, devono essere presi ulteriori provvedimenti,  siamo pronti a discuterne. Ma francamente, lo stralcio della tortora dalle specie cacciabili in preapertura, etra l’altro solo per ragioni burocratiche, non possiamo accettarlo.

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