Il Covid fa sentire i suoi effetti sul terzo settore: ma se Arezzo è tra le città toscane che hanno risentito meno dell’emergenza sanitaria, oltre il 68% degli enti ha comunque ridotto, annullato o sospeso l’attività, e l’11% ha chiuso definitivamente. E’ il quadro che emerge dall’indagine condotta da sociometrica per conto di Cesvot, dedicata a valutare l’impatto dell’epidemia sugli enti del Terzo settore in Toscana.

A pesare è soprattutto la mancanza di risorse: il 18% degli enti si trova in una situazione economica gravissima, avendo perso gran parte delle risorse a disposizione, il 79% ha piccole o grandi difficoltà a reperire volontari (il 21% non ne ha nessuna) e il 10% ha difficoltà a farli lavorare con gli attuali protocolli di sicurezza. Lo sguardo è puntato al futuro, con una certa apprensione: il 18% dei responsabili delle associazioni ritiene che tutto sarà “molto più difficile”.

L’indagine, accanto alle forti difficoltà economiche, ha messo in evidenza anche la grande capacità di resilienza delle associazioni, totalmente determinate a continuare le attività, nonostante la crisi.

Federico Gelli, presidente di Cesvot, è comunque ottimista: “Sono convinto che ci sia spazio per riconsiderare molti aspetti della vita collettiva, dalla riorganizzazione dei servizi socio sanitari e di assistenza, all’utilizzo delle nuove tecnologie. L’esperienza della pandemia reclama più sanità, più servizi, più assistenza, più sociale e non possiamo farlo senza il contributo del terzo settore. La politica non potrà rispondere a questa esigenza senza un’alleanza con gli enti del terzo settore. Consegniamo alla nuova classe dirigente di questa Regione tutti gli strumenti necessari perché ciò avvenga: in ultima la neonata legge regionale sul terzo settore che sancisce e legittima il ruolo degli enti del terzo settore nei percorsi di co-programmazione e co-progettazione con le amministrazioni pubbliche. Da qui dobbiamo ripartire.”

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