skip to Main Content

Arci Caccia verso il Congresso Nazionale: continua la diffusione degli allegati tecnici al Documento Politico

Continua la diffusione degli allegati tecnici al Documento Politico del Congresso Nazionale di Arci Caccia. Questa è la volta del contributo del Dott. Andrea Sanna, giovane dirigente di Arci Caccia Sardegna che mettendo a frutto la sua professione di agronomo ha collaborato alla stesura di questo documento:

 

Caccia e Agricoltura: la Coscienza Ecologista

 La Coscienza Ecologista è un tema che da molto tempo accomuna chi, come il cacciatore e l’imprenditore agricolo, esercita la propria attività anche attraverso un razionale prelievo delle risorse che direttamente o indirettamente sono messe a disposizione dalla Natura.

Da una parte, infatti, la consapevolezza di una razionale tecnica agricola, in grado di non consumare le risorse ma di razionarle e rigenerarle, si incontra con il buon senso di un prelievo venatorio che aggiunge alle norme generali l’esperienza del rispetto, a volte più restrittivo.

La programmazione di una corretta rotazione colturale, o la coerente gestione dei pascoli, ad esempio, si accomuna al senso di rispetto che un cacciatore ha quando decide di non esercitare la propria attività in un determinato territorio, anche per un’intera stagione o più, grazie alla sua esperienza ed alla conoscenza delle caratteristiche di quell’ambiente.

La Coscienza Ecologista è consapevolezza del rispetto dell’equilibrio naturale fra tutti gli elementi che lo compongono: fattori biotici e abiotici che si incontrano generando un determinato ecosistema, che si evolve, e che rimane fondamentale per lo sviluppo della vita.

L’agro-ecosistema, cioè l’ecosistema nel quale l’intervento dell’uomo genera delle specifiche condizioni di equilibrio fra specie coltivate o allevate ed ambiente naturale, è di nuovo un importante punto in comune fra Agricoltori e Cacciatori, del quale risultano componenti fondamentali, in grado di intervenire consapevolmente per garantire un equilibrio altrimenti difficilmente raggiungibile.

Gli interventi di bonifica e i miglioramenti fondiari eseguiti su alcuni terreni, ha determinato spesso la riqualificazione di una ben più vasta area, oltre quella di intervento, con un incremento della biodiversità ed un arricchimento generale dell’ambiente, anche naturale. Parallelamente, l’attività venatoria ha consentito di monitorare e contenere l’eccessivo sviluppo di specie dominanti, prive di antagonisti naturali, il cui sviluppo incontrollato avrebbe determinato un potenziale rischio nei confronti di altre specie animali, oltre che della stessa attività agricola.

I danni causati all’agricoltura dalla fauna selvatica, la presenza sempre più disinvolta dei cinghiali nei centri abitati, le problematiche di sicurezza stradale e tanti altri esempi si potrebbero aggiungere, portano alla necessità di approfondire ulteriormente la riflessione.

Perché accade tutto questo, ed in misura sempre più frequente? Forse la risposta è più scontata della domanda: l’uomo, negli anni, gli ha portato via parte della loro casa, e loro cercano di sopravvivere!

La causa della presenza i cinghiali nei centri abitati, la fuga, e purtroppo molto spesso la morte, delle specie selvatiche che scappano dai territori arsi dagli incendi, o da ambienti a inquinati o resi invivibili da irrazionali interventi di cementificazione, ci mettono nelle condizioni di non poter più attendere.

Ebbene, proprio il concetto di Agricoltori e Cacciatori, quali componenti fondamentali dell’agro-ecosistema, accomunati dalla fondamentale coscienza ecologista, sarà il punto di partenza delle riflessioni Politiche e delle azioni Programmatiche della sfida che ci attende in futuro.

Queste due figure sono le componenti fondamentali dell’azione di gestione e controllo degli agro-ecosistemi e, di conseguenza degli habitat circostanti. Attraverso un lavoro che possa portare alla sempre più quotidiana collaborazione, di sicuro si avrà un risultato efficace e proiettato al futuro.

Pensiamo al ruolo del cacciatore quale mezzo di controllo e monitoraggio del Territorio, in grado di contribuire volontariamente alla salvaguardia dell’ambiente, in collaborazione con chi vive tutti i giorni le difficoltà di questa attività di tutela: anche durante la sua attività venatoria, il cacciatore contribuisce ad essere strumento a disposizione della collettività, comunicando tempestivamente eventuali criticità, anche solo a partire dal ritrovamento di capi di bestiame scappati dai recinti.

Altro elemento di riflessione riguarda un ulteriore contributo che l’attività venatoria può dare alle attività agricole multifunzionali: l’affiancamento di attività secondarie a quella principale, è diventata per molte aziende agricole una vera opportunità, in grado di aprire nuovi mercati e di offrire nuovi servizi.

Di sicuro una coerente programmazione dell’attività venatoria, attraverso un lavoro di capillare collaborazione tra gli imprenditori agricoli e cacciatori, consentirà un ulteriore perfezionamento di questo rapporto, attraverso valutazioni condivise che possano, a partire dagli interventi come miglioramenti ambientali per fini faunistici, colture a perdere, aumento delle superfici marginali non lavorate e tanti altri, generare delle condizioni per le quali le specie selvatiche possano ritrovare i loro ambienti ideali e possano così crearsi le condizioni di un naturale ripopolamento, ricreando un ciclo che dovrà vedere lo stesso imprenditore agricolo protagonista, al fianco del cacciatore.

Vivere a contatto con la natura e poterne apprezzare i più intimi dettagli della sua bellezza, è uno dei privilegi che accomuna anche Agricoltore e Cacciatore e la consapevolezza, nella tutela dell’ambiente e della fauna selvatica, garantisce il rispetto del patrimonio che ci circonda.

Back To Top