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Arci Caccia: riforma della legge 157, alleanze con il mondo agricolo e gestione della fauna al centro del Consiglio Nazionale

La riforma della legge 157/1992, il contrasto alla peste suina africana, il rafforzamento del rapporto con il mondo agricolo e le prospettive del prossimo Congresso nazionale sono stati i principali temi affrontati nel corso del Consiglio Nazionale di Arci Caccia.

Aprendo il dibattito, il presidente nazionale Christian Maffei ha aggiornato il Consiglio sull’iter parlamentare della riforma della legge sulla tutela della fauna selvatica e sull’attività venatoria. Dopo l’audizione delle associazioni in Parlamento, il provvedimento si avvia verso una terza lettura al Senato in seguito alla presentazione di 19 emendamenti da parte di Forza Italia. Secondo quanto emerso nel confronto istituzionale, la maggioranza sarebbe orientata ad accoglierne una parte, con modifiche circoscritte al testo, senza riaprire l’esame complessivo del disegno di legge.

Nel dibattito è stato ribadito l’orientamento di Arci Caccia: la legge 157 necessita di un aggiornamento che la renda più aderente alle esigenze attuali della gestione faunistica e del territorio, ma senza alterarne i principi fondamentali. L’Associazione continua quindi a sostenere una riforma equilibrata, capace di coniugare tutela della biodiversità, attività venatoria sostenibile e valorizzazione del ruolo dei cacciatori nella gestione del patrimonio faunistico.

Ampio spazio è stato dedicato anche ai rapporti con il mondo agricolo. È stata accolta con favore l’apertura di un percorso di confronto con la Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) e con Arci Pesca, nella convinzione che la collaborazione tra associazioni venatorie, agricole e della pesca rappresenti un elemento strategico per affrontare le principali questioni ambientali e territoriali. È stata avanzata la proposta di organizzare, dopo il Congresso nazionale, un Consiglio Nazionale monotematico con le organizzazioni partner per definire un programma condiviso di iniziative e obiettivi.

Tra gli argomenti affrontati anche l’emergenza peste suina africana. È stato sottolineato il contributo determinante dei cacciatori nelle attività di contenimento della popolazione di cinghiale e di supporto alle istituzioni nelle aree colpite dall’epidemia. L’esperienza maturata in Campania è stata indicata come esempio di come la conoscenza del territorio da parte dei cacciatori rappresenti un valore aggiunto nelle operazioni di controllo della fauna selvatica.

Nel corso della discussione è stata inoltre evidenziata la necessità di trasformare la gestione del cinghiale da problema a opportunità, valorizzando la filiera delle carni di selvaggina quale possibile sostegno economico per le aziende agricole, nel rispetto delle norme sanitarie e ambientali.

Il Consiglio ha poi affrontato il tema dei calendari venatori regionali e del crescente contenzioso amministrativo. È stata espressa preoccupazione per il ripetersi dei ricorsi promossi dalle associazioni ambientaliste contro i calendari venatori, nonostante i percorsi di confronto tecnico svolti a livello regionale. Un chiaro segno del pessimo clima di contrapposizione creato dal dibattito sulla riforma della caccia.

In vista del Congresso nazionale di settembre, Arci Caccia ribadisce l’impegno a rafforzare il proprio ruolo di interlocutore delle istituzioni e delle organizzazioni agricole, promuovendo una gestione della fauna fondata su basi scientifiche, sulla sostenibilità ambientale e sulla collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti nella tutela e nella valorizzazione del territorio.

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